Stelle marine nell'acquario di barriera

Le stelle marine (classe Asteroidea) appartengono al grande gruppo degli echinodermi (phylum Echinodermata), di cui fanno parte anche specie come ricci e i cetrioli di mare, crinoidi, ofiure ecc…

Esse si contraddistinguono per il loro corpo suddiviso in 5 parti, molto simili tra loro e disposte concentricamente intorno all’asse centrale dell’individuo chiamate braccia, possiedono un corpo piatto e la bocca rivolta verso il basso. Rare specie possono avere un numero maggiore di braccia che può arrivare anche a cinquanta (Labidiaster Annulatus).

Questo magnifico echinoderma essendosi adattato alle estreme condizioni della barriera corallina, potrebbe anche adeguarsi alle condizioni replicate dei nostri acquari di barriera, ma di fatto nella maggior parte dei casi non è così; soltanto pochissime specie sopravvivono nelle nostre vasche.

Un acquariofilo inesperto lasciandosi attrarre dai colori sgargianti, acquisterà questo animale senza avere la consapevolezza e la minima conoscenza sulle infauste conseguenze.

Un esemplare non adatto, sarà destinato ad una lenta regressione sino ad un inesorabile morte per fame, dato che, la stella marina non trovando sufficiente cibo, inizierà a consumare i propri tessuti.

Si evidenzia che la necrosi interna dei tessuti sarà visivamente evidente quando compariranno delle lesioni superficiali, questo degraderà sino ad un punto di non ritorno quando dalle braccia inizieranno a staccarsi pezzi di tessuto, fino alla marcescenza totale con la conseguente morte.

Queste fattori devono portare noi acquariofili ad avere la consapevolezza ed il dovere di essere informati, documentati ed apprendere quanto più possibile sulle necessità vitali delle specie introdotte nelle nostre vasche.

Gli esemplari più adatti all’allevamento nelle vasche di barriera corallina possono essere tutte le specie che si cibano di micro alghe, detriti e minuscoli invertebrati. In un acquario ben avviato, con alghe ed una fauna bentonica, le stelle marine potrebbero sopravvivere per molto tempo.

Altro aspetto da considerare sono i mutamenti chimici dell’acqua. Non a caso, il trattamento dell’acqua si rivela fondamentale nei riguardi della risposta da fornire circa l’idoneità di una stella marina ad un determinato acquario di barriera.

Per migliorare la crescita dei coralli il contenuto di nutrienti (nitrati e fosfati) anche se in misura ridotta subisce continue variazioni; questi interventi incidono in modo significativo nella crescita di alghe e fauna bentonica a tal punto che potrebbero venir meno le condizioni nel reperire fonti di nutrimento.

Archaster Typicus

Si trova in acque poco profonde nella regione Indo-Pacifica, cresce fino a raggiungere i circa 15 cm di diametro.
Essa vive nei fondi sabbiosi trascorrendo la maggior parte del tempo insabbiandosi, alla ricerca di cibo (detriti organici, materiale vegetale in decomposizione e piccoli invertebrati).
Il colore generale è grigio o marrone, variamente segnato con macchie più scure e chiare. La parte inferiore è pallida. Il corpo è leggermente gonfiato e c’è una madreporite biancastra vicino al centro del disco. Le piccole placche di armatura che ricoprono la superficie superiore delle braccia sono allineate in file ordinate parallele.


Archanster Typicus (Foto di M. Ramognino)

Questa tipologia di stella marina è particolarmente indicata  in acquari con metodo di gestione DSB (Deep Sand Bed) o con substrati superiori ai 2 centimetri, dove le stelle in questione aiutano a tenere smossa la superficie, evitando le formazioni di ammassi solidi, dovuti alla mancanza di movimento. In questo caso, non necessita di alimentazione aggiuntiva, ma si consiglia l’allevamento in vasche ben mature e con una superficie sabbiosa piuttosto ampia, in modo che possa trovare cibo a sufficienza ed essendo un detritivore si nutrono di qualsiasi cosa commestibile incontrano.
Questa specie si riproduce sessualmente tramite riproduzione gonocorica con fecondazione esterna e asessualmente tramite rigenerazione e clonazione.
La stella insabbiatrice si riproduce attraverso pseudo copulazione, ciò significa che le stelle marine mostrano un comportamento simile a copulazione, ma non comportano un’unione sessuale ed i suoi embrioni si sviluppano in larve planctoniche e poi si trasformano in giovani stelle di mare.

La stella marina blu (Linckia laevigata)

Essa è molto diffusa in tutto l'Indo pacifico e fa parte delle specie più facilmente mantenibili in acquario. Le sue braccia mostrano una sezione circolare e raggiunge una grandezza di 30 cm, mentre nell’acquario marino il suo accrescimento è molto limitato. L’intero corpo è di colore blu, ma l’intensità cromatica varia, a seconda della profondità in cui vivono; talvolta si evidenzia anche una tonalità grigia o beige.
Questa stella marina in acquariologia è considerata una stella alghivora, supposizione però errata, perché si alimenta di detriti organici, animali in decomposizione e invertebrati di dimensioni microscopiche che assumono il loro nutrimento con l’ausilio di un percorso vischioso occupato da cigli, e che in prevalenza non accettano alcun alimento supplementare, costituiscono un perfetto esempio di “autosufficienza”. Devono poter trovare sufficienti risorse nutrizionali e possono deperire per via della concorrenza di conspecifici, perché in questo caso la disponibilità di nutrimento scarseggerebbe.

Linckia laevigata (Foto di Marco Mini)

Anche una intensa schiumazione ed una scarsa somministrazione di mangime creano un clima che fa accumulare pochi detriti organici, rendendo complicata la formazione di fitte popolazioni di microscopici invertebrati. In questa maniera si sottrarrà alle stelle marine la base nutrizionale. Per rendere in un certo qual modo sicura la presenza di sufficiente alimento, questa stella marina dovrebbe essere introdotta solamente in acquari con rocce vive e una vitale micro fauna e flora.
Si evidenzia che la stella in discussione è molto sensibile al trasporto ed è necessario prestare attenzione già durante l’acquisto nella vasca del negoziante.
Non bisognerebbe neppure scegliere esemplari troppo grandi ma preferibilmente quelli piccoli, perché un animale grande ha una necessità nutrizionale notevolmente più elevata. Per queste stelle marine una cauta acclimatazione è di fondamentale importanza. Un’altra stella marina appartenente a questo genere è la specie L. multiflora di colore marroncino o giallognolo, che raggiunge una grandezza di 15 cm. e che non solo si nutre come L. Laevigata, ma è anche ugualmente sensibile al trasporto. Può essere sensibile a diversi parassiti, tra gli altri dalle lumache Thyca crystallina, inoltre sono facilmente esposte a infezioni batteriche.

Il genere Nardoa

Questo genere di stelle marine comprende un gruppo di specie simili che possiedono un corpo scuro con macchie marroncino arancio: N. variolata, N. galatheae, N. lemonnieri e N. novaecaledoniae.

N. tuberculata (Foto di Giuseppe Barillaro)

Le summenzionate stelle raggiungono una grandezza media di circa 10-15 cm e talvolta anche di 25 cm.
Esse sono diffuse nell'Indo-pacifico e si alimentano di detrito organico, animali in decomposizione e invertebrati di grandezza microscopica, ma in acquario non accettano alcun tipo di mangime supplementare, ad esempio sotto forma di compresse.
Le specie Nardoa di regola rimangono più piccole rispetto a Linckia Laevigata ed hanno conseguentemente una minore necessità nutrizionale, cosicché in un acquario normalmente, disporranno di maggiori possibilità di sopravvivenza.
Anche una concorrenza alimentare rappresentata da conspecifici o da altre stelle marine, che si avvalgono dello stesso alimento,
dovrebbe essere evitata. In ogni caso è consigliabile porre molta attenzione durante l’ambientamento.


Il genere Fromia

Le stelle marine del genere Fromia sono molto più piccole (meno di 10 cm.), rispetto ai generi in precedenza citati e possiedono braccia appiattite. Nel mercato acquariologico specializzato sono disponibili spesso varie specie, con ciascuna la sua tipica colorazione. In ogni caso, questi animali spesso molto colorati, non fanno parte purtroppo di quelli ben mantenibili in acquario, nonostante vengano di frequente acquistati da acquariofili poco esperti.

F. Milleporella (Foto di Recovita Daniel Florin)

La loro alimentazione riserva maggiori difficoltà rispetto a quella dei generi citati in precedenza. Fromia indica (Indo pacifico) è rossa con le punte delle braccia scure, F. Ghardaqana (Mar Rosso) evidenzia una punteggiatura bianca su uno sfondo rosso, F. Monilis e F. Nodosa possiedono un disco corporeo rosso con campi bordati di arancione e rosso sulle braccia, F.   Milleporella (Indo pacifico) colore rosso vivo della parte superiore. Queste e le altre specie delle Fromia si nutrono di alghe microscopiche e dei minuscoli invertebrati che vi vivono come pure di detriti. Anch’esse dovrebbero essere introdotte solamente in acquari con una sufficiente micro fauna.
 Maggiore sarà la superficie della vasca di barriera disponibile per una singola stella marina, tanto migliori saranno le sue possibilità di sopravvivenza.

Genere Asterina

Asterina spp. (Foto di Demetrio Emanuele Rosace)

Le stelle marine dei tre generi Asterina, Diasterina e Nepanthia appartengono ad un gruppo che, soprattutto da un punto di vista tassonomico, è ancora poco studiato. Questi piccoli animali arrivano per puro caso attraverso le rocce vive oppure sul substrato roccioso dei coralli. Esse possono arrivare ad un diametro di 3 o 4 e in alcuni casi anche di 5 cm, rimangono però spesso più piccoli. Queste stelle marine si cibano di invertebrati microscopici, organismi in decomposizione e micro alghe, probabilmente anche di coperture batteriche. Il loro enorme vantaggio sta nella ridotta dimensione corporea, perché per tale ragione necessitano solamente di piccole quantità di nutrimento.
Questa circostanza ha determinato la loro buona diffusione in molti acquari di barriera, dove si moltiplicano per via vegetativa e possono creare grandi popolazioni, perché l’offerta di nutrimento che per una grande Linckia laevigata è forse troppo ridotta, è per loro più che sufficiente.
Per tale motivo, in alcune vasche di barriera diventano un problema, perché da una certa densità popolativa in poi apparentemente il cibo inizia a scarseggiare anche per loro, determinando il loro interesse per i coralli.
Pertanto in questi casi è necessario tenere sotto controllo la loro popolazione, raccogliendo le stelle marine oppure attraverso i predatori naturali come i gamberetti arlecchino.

Protoreaster lincki

La stella marina Protoreaster Lincki (Stella marina dai corni rossi) è di colore rosso grigio, diffusa nell’Oceano Indiano e nell'Indo pacifico.
Bellissima (e grossa) stella marina predatrice, può raggiungere la dimensione di 20-30 cm. La sua alimentazione in natura consiste in piccoli animali quali molluschi, spugne, coralli e pesci/gamberi morti. In acquario si comporta da detritivoro, va inserita in una vasca di soli pesci, poichè potrebbe predare i coralli, le tridacne e spugne. Questa stella sembrerebbe sia in grado di sopraffare durante la notte persino piccoli pesci.

P. lincki  (Foto di Giuseppe Cerverizzo)

In natura vive principalmente nelle acque poco profonde delle lagune e delle praterie algali, talvolta anche a grande profondità, ma normalmente su fondali sabbiosi o ciotoli relativamente fini. Questo echinoderma è' molto comune in commercio.

Rigenerazione

Le stelle marine sono in grado anche di riformare parti del corpo perse o danneggiate attraverso il fenomeno della rigenerazione. In alcuni casi riescono addirittura a ricostruire l’intero individuo a partire da un solo braccio. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, affinché la rigenerazione abbia luogo, è necessario che nella stella sia ancora presente almeno un pezzo del disco centrale.
Le stelle marine sono dotate di una capacità ben sviluppata di rigenerare le parti corporee perse.
Una delle ragioni a riguardo è data dal fatto che il loro organismo è strutturato in maniera piuttosto semplice, un’altra dalla loro simmetria a cinque strali (“pentaradiale”), che determina la conformazione circolare del corpo e alla presenza di cinque o più parti quasi identiche. Un arto perso può facilmente ricrescere dal disco corporeo centrale. Affermare che una stella marina possa rigenerarsi da un singolo arto non è del tutto corretto, perché è necessaria la presenza di un quinto del disco corporeo centrale. Questo non significa in nessun caso che è possibile semplicemente dividere una stella marina e riprodurla attraverso la “frammentazione”. Ciò vale anche per un singolo arto che forse è stato asportato da un predatore. La riproduzione per via asessuata tramite scissione, è un processo che in una stella marina non ha inizio da un effetto esterno con la separazione di una parte del corpo, ma viene predisposto in maniera completa all’interno dell’organismo. Questo presuppone anche una situazione nutrizionale ottimale, dato che ogni rigenerazione comporta una strutturazione di nuova sostanza corporea, circostanza che consuma molta più energia del solo mantenimento di quella già disponibile. Una stella marina che vive in acquario sotto condizioni non ottimali, riduce o sospende completamente la sua capacità di rigenerazione.

Ambientamento

Quanto esposto si trasforma in un problema soprattutto quando durante la fase di introduzione dell’animale nella vasca di barriera vengono commessi degli errori. Il sistema ambulacrale di tutti gli echinodermi contiene liquido e muovendosi con estrema lentezza, non sono abituati ad improvvisi cambiamenti ambientali. In particolare un aumento o una diminuzione repentina del contenuto salino può creare gravi complicazioni. Se le stelle marine vengono poste in un’acqua marina con una concentrazione salina maggiore, l’acqua al loro interno fluirà verso l’esterno, provocando il restringimento del sistema ambulacrale. Se finiscono al contrario in un’acqua con un contenuto di sale minore, attraverso la pressione osmotica l’acqua dell’ambiente si insinuerà nel sistema di canalizzazione, dilatandolo e distruggendolo. Un animale così compromesso non riuscirebbe quasi a riprendersi in condizioni naturali con una ottimale disponibilità di nutrimento. In acquario, dove la situazione nutrizionale può non essere adeguata e dove possono insorgere altri fattori ambientali che si differenziano negativamente da quelli presenti in natura, le possibilità di sopravvivenza sono ancora più ridotte. Pertanto una stella marina, come pure tutti gli altri echinodermi, dovrebbe essere acclimatata sempre lentamente e con particolare cura, e mai semplicemente trasferita dal contenitore di trasporto alla vasca. Quindi per un corretto ambientamento si richiedono alcune regole basilari: la stella marina non va mai rimossa dall’acqua, nell’introdurla in vasca consigliamo di immergere l’intero sacchetto. Se viene rimossa dall’acqua, poggiarla con estrema cautela sul fondo rivolgendo l’opercolo orale verso l’alto, questo per prevenire la formazione di emboli. In fase dell’acquisto, si tenga presente che la stella marina è molto sensibile alle variazioni di salinità quindi richiedere al negoziante a che salinità ha l’acqua e una volta a casa, se la salinità della nostra vasca varia, eseguire un attento e lungo acclimatamento a goccia.

Predatori e parassiti

Come la maggior parte degli organismi del reef anche le stelle marine hanno predatori e parassiti.
Dei predatori fanno parte, nell’ambiente naturale ed in acquario, diversi pesci, ma anche i gamberetti: il molto noto, acquariologicamente parlando, gamberetto arlecchino (Hymenocera picta), si è talmente specializzato nel nutrirsi delle stelle marine da deperire in caso di una loro mancanza.
I gamberetti arlecchino possono essere introdotti in acquario per mantenere sotto controllo la riproduzione delle stelle marine Asterina, Diasterina e Nepanthia. Tuttavia è necessario assicurarsi che i gamberetti non debbano alimentarsi esclusivamente con queste stelle marine, offrendone loro occasionalmente anche altre (o loro parti).  

Hymenocera picta (Simone Imbrescia)

Gli “specialisti in stelle marine” sono presenti anche in altri gruppi di animali. La lumaca Thyca crystallina (famiglia Eulimidae) vive nella parte inferiore delle stelle marine, spesso in profondità nel solco ambulacrale, succhiando il liquido corporeo dall’interno dell’echinoderma.

Simbiosi

Il gamberetto simbionte Periclimenes soror vive spesso in simbiosi adattandosi cromaticamente in modo perfetto come innocuo commensale sulla stella marina Linckia levigata. 
Altri commensali di questi echinodermi possono essere i minuscoli gamberetti simbionti che assumono gli stessi toni cromatici dell’ospite che gli consente di mimetizzarsi efficacemente; in molti casi il loro mimetismo viene ulteriormente migliorato perché si intrattengono nella parte inferiore dei bracci.
Le stelle marine con i loro pedicellati sono in possesso di minuscoli arti prensili, che possono essere di aiuto nella rimozione di taluni organismi intenti a stabilirsi sulla loro superficie corporea.
Tale capacità di difesa è circoscritta alle alghe e ai piccoli invertebrati come i briozoi o le spugne. Contro gli animali più grandi la stella marina non è in grado di difendersi nell’anzidetta modalità.

Articolo di M. Ramognino

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