L’IMPORTANZA DEI BATTERI IN ACQUARIO MARINO

Non amo per abitudine parlare o mostrare la mia vasca, ma in questo caso voglio condividere la mia esperienza . Ho sempre gestito acquari marini di barriera e nei trent’anni e oltre di passione ho adottato diversi tipi di gestione ma comunque sempre indirizzati ad un metodo più naturale possibile partendo sempre dal buon vecchio metodo berlinese. A causa di un incidente accaduto alla precedente (si è scollato il vetro anteriore), ad aprile 2021 sono ripartito con un altro progetto, una nuova vasca misura 140x80 cm altezza 60m. 630 litri lordi circa, dotata di tre scarichi dia.40mm e due risalite con dia. esterno 26mm.     


nel vano tecnico è posizionata la sump di 80x70 cm livello acqua 23 cm, circa 120 litri lordi ed il Refugium 30x70x50, livello dell'acqua 40cm circa 85 litri netti, totale volume netto 700 litri circa. la vasca è arredata con 120 kg di rocce vive, seppur ormai molto vecchie a fatica fanno ancora il loro lavoro. La rocciata è stata completamente cementata per creare la struttura.

Foto 1-2-3; Situazione dopo la fase con metalli pesanti

l'illuminazione è composta da 4 Radion XR30 PRO, la risalita è affidata a due Sicce Syncra Silent 5 con portata Regolabile max. 5000 L/H regolate al massimo della potenza. Il movimento è gestito da due pompe Ecotech MP40 e due AquaIllumination Nero 5 posizionate sul lato corto della vasca e programmate a massima potenza con movimento alternato per un totale di 47.000 l/h. Lo Skimmer e un prodotto ULTRAREEF Serie Typhoon Mod. UKD250, molto potente e sovradimensionato per il litraggio ma consente una schiumazione perfetta. La gestione attuale è con metodo balling ATI Essential +; nel refugium coltivo circa tre chili di alga Chaetomorpha con una decina di chili di rocce vive per la proliferazione di detrivori e Benthos. Dopo la ripartenza con un traumatico trasloco notavo una sofferenza generale del sistema, supponendo che la causa fosse dovuta al forte stress dovuto al repentino spostamento, ma purtroppo non era così, la condizione peggiorava a vista d’occhio e i coralli iniziavano a morire con la presenza di RTN a chiazze classica della presenza di metalli pesanti. Dopo aver prelevato i campioni d’acqua per un analisi ICP sono ricorso al metasorb per tamponare la situazione ho iniziato ad eseguire cambi d’acqua con frequenza settimanale del 15% per sei settimane. Sono ricorso al metasorb per tamponare la situazione, ho iniziato ad eseguire cambi d’acqua con frequenza settimanale del 15% per sei settimane. L’analisi ICP ha confermato alte concentrazioni di Zinco (ad oggi non sono ancora riuscito a capirne la provenienza), con conseguente compromissione del sistema e la perdita del 50% delle colonie madri allevate negli anni. Dopo il ripristino dei valori corretti dei metalli la vasca continuava a darmi problemi; molto sedimento, depositi batterici, cianobatteri, dinoflagellati, valori di nitrati e fosfati alle stelle, insomma non riuscivo più venirne ad un capo, cercavo di risolvere un problema e se ne presentava un altro. Parlando del problema con Nicola Lo Duca, carissimo amico e CEO di BEA, Bio Engineering Aquaculture, mi ha proposto di adottare il suo protocollo di bilanciamento batterico e gestione dei nutrienti, abbinandolo all’integrazione di Phitolankton e ad un'alimentazione bilanciata e naturale. Insomma, una tecnica di gestione non totalmente convenzionale.  Ho sempre utilizzato la tecnica della riproduzione batterica per equilibrare il sistema e mantenere i nutrienti in un range ottimale per l’allevamento di coralli SPS ma questo sistema incuriosiva particolarmente. Visti i problemi della vasca; presenza massiccia agglomerati batterici, cianobatteri, alghe, forte sedimentazione con nitrati prossimi allo zero e fosfati oltre 0,20 mg/l, era evidente vi fosse in atto uno sbilanciamento generale del sistema con una ridotta capacità di metabolizzazione dei nutrienti dovuto alle varie traversie vissute. Prima di parlare con Nicola, ho utilizzato per diversi mesi batteri ed integratori di altre case produttrici, ma questo non si è dimostrato sufficientemente efficace per ripristinare l’equilibrio cercato. Il protocollo BEA è stato sviluppato per potenziare naturalmente il metabolismo del sistema e migliorare il filtraggio biologico con lo scopo di rimuovere i nutrienti in eccesso. La cosa mi è piaciuta molto: il prodotto è molto concentrato ed ho apprezzato il particolare metodo di conservazione dei batteri, liofilizzati e stabilizzati su substrato organo-minerale. Molto interessante anche la loro formulazione: i batteri sono già miscelati con enzimi, oligoelementi, e fonti di carbonio specifiche, utili come fonti di nutrimento dei vari ceppi batterici, quindi non necessitano di ulteriori prodotti. Ho iniziato con un’integrazione massiccia seguendo il protocollo di risoluzione. Nonostante i dosaggi fossero pari ad una volta e mezza le dosi consigliate, il sistema ha reagito positivamente senza nessun’ esplosione batterica. A giorni alterni intervallati da un giorno di pausa, ho dosato una capsula di batteri autotrofi nitrificanti e denitrificanti (Aquilibrium A), la quale funzione è di degradare i composti azotati e ridurre immediatamente i nitriti. Una capsula di una miscela di enzimi e nutrienti specifici per i batteri eterotrofi (Aquilibrium Z), coadiuvato ad una efficace schiumazione (bagnata), ha aiutato a degradare le molecole organiche liberando carbonio e nutrienti, assimilati quindi dai batteri eterotrofi (Aquilibrium E). La biomassa prodotta è stata velocemente schiumata dallo skimmer rimuovendo così i nutrienti in essa contenuti. Ed infine ma non meno importante, il dosaggio dell’Aquilibrium PRO, una miscela ancora più complessa di batteri autotrofi, eterotrofi ed enzimi, ha permesso di degradare e metabolizzare le molecole più “difficili” da rimuovere ed a permettere il ripristino dell’equilibrio del sistema. Nei giorni di pausa dal dosaggio batterico ho dosato per un mese del Phytoplankton Synechococcus (sempre della BEA), che si è rivelato particolarmente adatto nel contrastare la proliferazione dei cianobatteri. La sua azione non si è limitata alla lotta biologica contro i cianobatteri, ma ha contribuito alla rimozione dei nutrienti disciolti, (in particolar modo del fosfato) alimentando allo stesso tempo filtratori e zooplancton. Successivamente ho iniziato con la miscela dei tre ceppi di Phytoplankton che compongono il RED PRO, per la peculiarità della sua formula integrata con vitamine acidi grassi ed antiossidanti. Ottimo supporto alimentare che ha che ha dato la svolta a tutto il sistema, mi è stato consigliato da Nicola anche per la sua caratteristica di produrre esopolisaccaridi estremamente efficaci nel legarsi con i metalli pesanti e quindi farsi schiumare. Dopo un paio di mesi dall’ inizio di questo protocollo, con cambi d’acqua del 10% ogni 15gg e la frequente aspirazione del sedimento residuo, abbinato l’alimentazione con zooplancton liofilizzato e liquido, amminoacidi e uova di pesce, sempre BEA, ho iniziato a vedere i primi miglioramenti; la veloce regressione degli agglomerati batterici e delle patine algali, la ridotta formazione di sedimenti, la riduzione dei cianobatteri (con la scomparsa completa dopo quindici giorni circa), e la lenta ma continua regressione delle filamentose. Nel successivo mese, lo stato della vasca è cambiato completamente, gli animali hanno iniziato a colorarsi ed a spolipare maggiormente, con un’acqua cristallina, rocce pulite e molte meno patine sui vetri. Sono passati quasi sei mesi dall’inizio del protocollo e ne sono pienamente soddisfatto. Continuo a dosare batteri allo stesso modo, ed anche se Nicola mi spinge a ridurre le dosi, ho trovato un buon equilibrio con questo particolare dosaggio. A mio parere la vasca non sopporta ancora una riduzione, e come già detto anche dai ragazzi della BEA, ci vuole occhio ed esperienza. I dosaggi indicati sono la base standard del protocollo, ma ogni vasca reagisce diversamente e la migliore cosa è sempre adeguarli al proprio sistema. A testimonianza delle mie parole ci sono le immagini a verifica di quanto scritto. Se posso dare un parere i prodotti funzionano davvero bene se utilizzati con criterio ed una buona conoscenza della vasca. Ci vuole occhio ed una certa esperienza, ma tutto sommato l’applicazione del protocollo è più semplice e intuitiva di tanti altri che imponendo dosaggi precisi senza spiegare il contenuto dei prodotti, non permettono di capire bene cosa si sta integrando e per quale scopo. Il protocollo è stato sviluppato per indurre in maniera naturale il sistema al filtraggio biologico e renderlo capace di rimuovere autonomamente i nutrienti in eccesso, ragion per cui non si può pretendere di vedere risultati nel breve termine: ripristinare l’equilibrio perso a causa di scompensi del sistema, senza utilizzare catalizzatori chimici o scorciatoie necessita comunque di tempo. Per l’utilizzo è molto importante la formazione all’utilizzo e di questo ringrazio la pazienza di Nicola. Nonostante conduca acquari di barriera da tempo ritengo ci sia sempre da imparare da persone come lui.

Foto di M. Ramognino


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